Esame di coscienza per la Chiesa e non giudizio sulla persona

Romano Dasti scrive al vescovo Oscar sulle vicende che hanno destato sconcerto nella città e nella diocesi di Crema.

Al Vescovo della mia Chiesa, umiliata e ferita

 

 

Ho letto con attenzione e partecipazione la sua accorata lettera, in questo momento così doloroso per tutti. Ho colto lo sforzo di capire e di aiutare a capire qualcosa che è insieme in qualche misura “scontato” – la debolezza umana, il peccato – ma nello stesso tempo misterioso e per molti aspetti incomprensibile; lei scrive che spesso “è difficile capire o interpretare i fatti della vita, soprattutto quelli più oscuri e più umilianti”. La sua responsabilità di Vescovo, che presiede alla comunione dei credenti in Cristo di questa porzione di Chiesa che è in Crema, si manifesta anche in questa forma: nell’orientare il discernimento. Ho apprezzato soprattutto il fatto di considerare la vicenda che coinvolge don Mauro Inzoli come qualcosa che riguarda tutta la comunità cristiana: tutti ne risentiamo. Anche chi si è sentito distante da lui nel modo di vivere il Vangelo e di testimoniarlo nella storia, chi non ha condiviso molto del suo modo di operare e delle sue scelte, non può non considerare che appartiene alla stessa comunità di credenti.

 

Condivido con lei l’affermazione che tutti “siamo chiamati ad una maggiore fedeltà, ad una più intensa responsabilità personale nelle scelte e nei gesti che compiamo” e che “da questa dolorosa prova il Signore saprà ricavarne un bene più grande. Crescerà il desiderio di cercare la verità nella carità, la sollecitudine nel far prevalere il bene, costi quel che costi, si svilupperà una più intensa unità tra tutti i tuoi membri”. Credo anch’io che questo può essere un momento provvidenziale di crescita, di maturazione. Ma non accadrà miracolosamente. Accadrà solo se veramente sapremo interrogarci, singolarmente e comunitariamente. Se una vicenda così dolorosa ci inviterà ad un serio esame di coscienza, senza sconti, senza scorciatoie, senza sotterfugi. Un esame di coscienza anche collettivo e quindi in qualche misura, nel rispetto della riservatezza personale, pubblico. Non nella forma del giudizio su una persona ma in quella di un discernimento del nostro modo di essere Chiesa. Gli aspetti “ecclesiali” implicati nella vicenda di don Mauro - pur non conoscendo io le motivazioni specifiche che hanno indotto ad assumere un provvedimento così pesante nei suoi confronti - sono molti. Riguardano la figura del prete (la sua dimensione umana, il suo ruolo dentro la comunità, la questione della sua formazione, ecc.); riguardano la vita della comunità cristiana (la parrocchia) in cui il prete ricopre un ruolo primario; riguardano lo strutturarsi della chiesa in gruppi e movimenti e la natura/struttura di queste articolazioni; riguardano il rapporto tra la comunità cristiana, le persone, le istituzioni, il territorio; riguardano anche i modi con cui la chiesa “tratta” quanti al suoi interno “sbagliano”.

 

Se non avremo il coraggio di questo discernimento comunitario, al qualche la sua lettera opportunamente ci  richiama, vanificheremo la provvidenzialità di questo momento doloroso.

 

Fraternamente

 

                                                                                                          Romano Dasti