Il sacramento della tavola

Voi monaci mangiate come se diceste la Messa.


 

Sono le parole di un bambino di dieci anni in visita al monastero di Dumenza, riportate mercoledì 14 novembre da Adalberto Piovano in chiusura dell'incontro su Il rapporto con il cibo: dall'ingordigia alla spiritualità (a Crema, Centro Diocesano di Spiritualità).

 

E' una frase che dice bene il senso della serata e di una spiritualità che non cerca di reprimere o negare la dimensione corporea, bensì di orientarla alla relazione, alla comunione, all'amore.

 

Nell'autentica spiritualità cristiana, l'incontro con Dio e con gli altri avviene dentro le realtà umane e terrestri, non fuori. A partire dai gesti più piccoli e quotidiani, come il mangiare, se vissuto in un certo modo: rendendo grazie dei doni ricevuti, nel rispetto degli altri, nella condivisione, senza egoismo e voracità...

 

La tavola diventa così una sorta di sacramento. Non a caso il gesto di Gesù di cui i cristiani fanno memoria ogni settimana nella liturgia è avvenuto a tavola.

E' una vita vissuta come carica di senso, di presenza, e non indifferente.

Nell'introdurre la serata, ho letto Matteo 6,31.33:

Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?". Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

 

Non perché queste realtà non hanno valore, ma perché nella fede trovano il loro autentico valore come aspetti di una vita buona. In tale prospettiva si coglie anche il valore del digiuno che non è una forma di disprezzo del cibo o di eroismo ascetico, ma un'educazione a comprenderne il valore di dono e di occasione di condivisione a partire dall'esperienza molto carnale della fame.

 

L'intervento di p. Adalberto riprende quanto ha scritto nel suo volume Ingordigia(San Paolo 2011) che fa parte di una serie di otto testi.

 

Christian Albini (dal blog "Sperare per tutti")